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Il suo immaginario sognante e romantico ci porta in una realtà parallela dove passioni vissute intensamente vengono celebrate nella loro meravigliosa fragilità. Leggi l’intervista per conoscere meglio il mondo di Pietro Tenuta.

Caro Pietro, guardando le tue illustrazioni malinconiche e sognanti un po’ ci sembra di conoscerti già, ma vorremmo che fossi tu a parlarci un po’ di te. Ci racconti chi sei?

Chi sono? Sono un ragazzo di 26 anni con una propensione smodata per le cose belle e per tutte le forme con cui proprio la bellezza sceglie di palesarsi davanti ai nostri occhi. Sono un grafico di base e ho trovato nell’illustrazione il giusto compromesso per potermi esprimere al meglio. Ho una personalità molto introversa, direi che sono come un diesel, ho bisogno dei miei tempi insomma. A volte faccio fatica a vivere nel presente perché la mia testa va avanti e indietro senza controllo e penso che le illustrazioni la facciano rallentare per farmi vivere nel presente, un presente tacciato da linee a matita e da tonalità delicate.

Pietro Tenuta

Il suo immaginario sognante e romantico ci porta in una realtà parallela dove passioni vissute intensamente vengono celebrate nella loro meravigliosa fragilità. Leggi l’intervista per conoscere meglio il mondo di Pietro Tenuta.

Caro Pietro, guardando le tue illustrazioni malinconiche e sognanti un po’ ci sembra di conoscerti già, ma vorremmo che fossi tu a parlarci un po’ di te. Ci racconti chi sei?

Chi sono? Sono un ragazzo di 26 anni con una propensione smodata per le cose belle e per tutte le forme con cui proprio la bellezza sceglie di palesarsi davanti ai nostri occhi. Sono un grafico di base e ho trovato nell’illustrazione il giusto compromesso per potermi esprimere al meglio. Ho una personalità molto introversa, direi che sono come un diesel, ho bisogno dei miei tempi insomma. A volte faccio fatica a vivere nel presente perché la mia testa va avanti e indietro senza controllo e penso che le illustrazioni la facciano rallentare per farmi vivere nel presente, un presente tacciato da linee a matita e da tonalità delicate.

Pietro Tenuta

A volte parlare proprio di un problema è davvero il primo passo per combatterlo, e attraverso l’illustrazione riesco ad andare avanti, anche se non sempre.

Siamo curiosi di conoscere meglio il tuo percorso verso le numerose forme d’arte che ami esplorare. Quando è nata la tua passione per il disegno? E quando quella per la scrittura?

Più che passione per il disegno direi passione per il creare, ho sempre avuto una propensione spiccata per creare e comunicare a mio modo le mie sensazioni, anche senza dover aprir bocca. Disegno fin da quando ero bambino, un po’ come tutti alla fine, ma è stato quando ho iniziato a frequentare le superiori che ho capito che io volevo fare il creativo. La scuola che frequentavo era scelta da molti per la sua facilità, ma io ci vedevo qualcosa di più, qualcosa per me. L’illustrazione è arrivata solo nel 2015, disegnavo in bianco e nero a mano e trovavo liberatorio farlo, così capii che c’era ancora tanto da imparare, e così sto facendo ancora oggi. Per quanto riguarda la scrittura, mi ci sono imbattuto nella necessità di rendere ancora più fruibili i miei pensieri, con la scrittura sono riuscito ad ampliare la portata del mio lavoro. Il prossimo anno uscirà il mio primo libro che unisce appunto le mie illustrazioni con i testi che ho scritto per loro, sono davvero entusiasta per questo progetto.

Osservando i lavori che esponi sulla tua pagina Instagram, mi sono soffermata sul tuo nome: @maniacodamore. È evocativo e rappresentativo della tua arte e personalità: ce ne vuoi parlare?

Quando nel 2017 decisi di creare la pagina spinto anche dalle persone che mi stavano accanto sapevo che avrei dovuto trovare un nome che mi rispecchiasse a pieno. In quell’occasione mi venne in aiuto una foto che scattai un anno prima, mi trovavo a San Salvario una zona di Torino nota per la movida. Ormai barcollante per i fiumi d’alcol mi appoggiai su un portone e la mia vista cadde su un campanello illuminato di giallo, diceva: maniaci d’amore, non capii cosa fosse, se una casa o altro ma un anno dopo mi sono ritrovato proprio a cercare quella foto per la necessità di rivedermi in qualcosa, e quando si ama l’amore in tutte le sue forme in maniera maniacale, non si può non essere “Maniaco D’Amore”.

Torino è la tua città, bella, profonda ed enigmatica come la definiva l’artista Giorgio De Chirico. Raccontaci il rapporto che hai con lei e come la definiresti.

Grazie davvero per questa domanda. Negli ultimi anni ho sviluppato un’amore viscerale per la mia città, non so cosa sia stato ma ne sono follemente innamorato. Poetica, romantica, storica, sono solo alcune delle parole che mi vengono in mente pensando a lei, oltre che come dicevi tu, enigmatica, come se avesse ancora e ancora qualcosa da dire e da farti vedere, senza svelarsi mai completamente del tutto. Se dovessi definire Torino direi che è una città fatta di romanticismo.

Uno dei temi che affronti spesso nel tuo immaginario è l’amore. Cos’è per te?

Sai penso che a questa domanda non si possa rispondere cercando la risposta nella nostra testa o cercandola per le strade dei nostri ricordi. Per rispondere a questa domanda non si deve cercare affatto, ma si deve sentire con il cuore e con tutte le vene in corpo. Se mi chiedi cos’é l’amore per me allora ti rispondo che: l’Amore é quella cosa che fa saltare un battito al tuo cuore, perché vuol dire che in quel minuscolo spazio di tempo sì, ora c’é di qualcos’altro.

Hai tanti tatuaggi che decorano il tuo corpo e raccontano chi sei. Quale dei tanti che possiedi ami di più? Li disegni tu?

Ormai sai che non so davvero quanti siano? (Ride, N.d.R.). L’ultima volta credo che fossero sulla trentina, ma dovrei ricontare un giorno di questi, me ne perdo sempre qualcuno! (Ride, N.d.R.). Penso che uno dei tatuaggi a cui io mi sento più legato sia il cuore anatomico che fiorisce che ho sul braccio sinistro, esprime il concetto che tutte le cose hanno bisogno di tempo per sbocciare, e lungo la mia vita mi ci sono trovato molte volte. Ma in generale ho un rapporto molto personale con i miei tatuaggi, hanno quasi tutti un significato speciale per me, altri mi piacciono e basta, penso che se un soggetto sia bello meriti tanto quanto gli altri di essere portato sulla pelle. I disegni sono del mio tatuatore, Davide Monz, che riesce sempre a rappresentare le mie visioni.

Parliamo delle tue ispirazioni: le tue illustrazioni mostrano molti elementi ricorrenti, come gli organi, i fiori e le balene che ormai fanno parte del tuo stile. Hanno un valore simbolico per te?

Nell’arco di questi anni ci sono stati degli elementi che ricorrevano, in parte perché emergevano da soli un po’ perché li sentivo miei. Per me le balene rappresentano un qualcosa di grande e pesante che però può diventare leggero, mi ci rivedo molto in questo, cerco sempre quando posso di alleggerire le cose. I fiori sono la delicatezza, esprimono la mia passione per la natura, e la loro fragilità li rende molto simili all’essere umano, che ha bisogno di essere curato e accudito per poter sbocciare. In fine gli organi sono la rappresentazione del mio interesse per il guardare oltre l’apparenza, un po’ come scrutare nell’animo nelle persone. Con il tempo ho capito che molti di loro si prestano molto bene per il tipo di messaggio che voglio far arrivare.

Ciò che disegni è ispirato da esperienze ed emozioni reali o fa parte di un mondo di sensazioni immaginario tutto tuo?

Molto spesso disegno qualcosa che a mio gusto sarebbe bello da rappresentare, un po’ come per i tatuaggi. Altre volte è il mio cuore a chiedermele, come dicevo prima, ho bisogno di dire alcune cose a mio modo e questo è il migliore per me. Le illustrazioni vengono dalle mie esperienze passate, da quelle che vorrei vivere e delle mie visioni. Sono come la rappresentazione della mia anima, che un po’ soffre, che ama e che vuole essere amata.

Parliamo un po’ del tuo stile. Con quali capi ti senti più te stesso? Quali elementi sono fondamentali per un look alla Maniaco D’Amore?

Mi piace molto il mondo del fashion e dell’abbigliamento, lo vedo un po’ come un linguaggio con cui potersi esprimere. Il mio vestiario è abbastanza minimal, non ho molti capi con grafiche o scritte, tendo a indossare capi semplici ma con colori e tinte che riescano a rappresentare il mio stato d’animo in un determinato giorno. Ho un look che varia dal vintage al basic alla moda hipster, ma in generale vado alla ricerca di qualcosa che mi faccia stare a mio agio quando esco di casa.

Quali sono i 5 strumenti più tuoi, dei quali non puoi fare a meno?

Se penso a quali sono i miei strumenti quotidiani di cui non posso fare a meno penso alla musica, allo scattare fotografie, per poi passare al caffè e in fine alla mia scrivania che ha visto tanti miei dilemmi e tante mie idee. Ho bisogno di creare un clima di relax per poter davvero lavorare al meglio con me stesso.

Uno dei temi che incontriamo spesso nelle tue illustrazioni è quello della solitudine, un sentimento che attualmente, ci troviamo spesso a dover affrontare. Le tue espressioni artistiche ti aiutano a combattere le sofferenze? La tua arte è una valvola di sfogo per te?

Certo, la mia arte se così si può definire, mi aiuta molto a combattere gli stati d’animo più nocivi. A volte parlare proprio di un problema è davvero il primo passo per combatterlo, e attraverso l’illustrazione riesco ad andare avanti, anche se non sempre. La solitudine è una sensazione che sento molto mia, non perché io non abbia avuto persone vicine nei momenti di bisogno, ma perché la mia indole romantica se la porta sempre dietro, la soluzione è seguirla senza paura per poterla capire e controllare.

Quale consiglio daresti ai creatori digitali del futuro?

Ai creatori digitali del futuro vorrei dire: create! Fare porta fare, e non c’é tempo per rimanere in silenzio.