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Da Ami a Gucci e Versace, passando per Levi’s, quando si parla di moda e inclusività, i nomi che vengono in mente sono i più disparati. Negli ultimi anni, il numero di marchi e stilisti che hanno lanciato e condiviso un messaggio d'inclusione è, infatti, cresciuto in maniera esponenziale. La maison fiorentina Gucci è tra i brand che hanno maggiormente supportato la comunità LGBTQ+, sia in passerella che al di fuori di essa. Dalla collezione di scarpe ‘QUEERCORE’ alla collaborazione con l’attrice e modella transgender Hari Nef, il Creative Director di Gucci, Alessandro Michele, si è fatto portavoce di una moda ‘gender fluid’ e, stagione dopo stagione, ha ridefinito il concetto di ‘bellezza’. Per quanto riguarda le iniziative promosse da Gucci a favore della cosiddetta ‘diversity’, il marchio di lusso, che nel luglio del 2019 ha nominato Renée E. Tirado come sua Global Head of Diversity, Equity & Inclusion, ha sottoscritto la ‘United Nations Global LGBTI Standards of Conduct for Business initiative’ e lanciato i programmi ‘Gucci Design Fellowship’ e ‘Gucci Changemakers’, dimostrando il proprio impegno e responsabilità sociale. Infine, Gucci ha di recente creato il profilo Instagram ‘Gucci Equilibrium’ e rinnovato il sito equilibrium.gucci.com, affidandone l’identità grafica all’artista e attivista MP5. A tale proposito, Marco Bizzarri, il presidente e CEO dello storico marchio di abbigliamento, ha dichiarato: ‘Gucci Equilibrium raccoglie i principi di cui siamo sostenitori e le azioni di cambiamento che perseguiamo per trattare meglio il nostro mondo e tutte le persone che lo abitano, per il nostro futuro collettivo’. Per quanto riguarda il panorama internazionale, in occasione dell’edizione 2020 del Pride, Ami ha realizzato la capsule collection ‘The Rainbow’ in collaborazione con GLAAD, organizzazione no-profit di attivismo LGBTQ+, e ha destinato l’intero ricavato delle vendite di questi capi e accessori alla lotta per un mondo più inclusivo e tollerante. Tornando in ambito italiano, anche la maison Versace ha lanciato una collezione in edizione limitata per dare il proprio contribuito a questa importante causa. In questo caso, però, le associazioni che beneficeranno delle vendite sono due: Pride Live in America e Arcigay a livello europeo. A un anno dalla sua nomina come ambasciatrice di Stonewall, Donatella Versace, Creative Director del brand che porta il suo cognome, ha dunque riconfermato il proprio impegno e la propria solidarietà nei confronti della comunità LGBTQ+. Non vi è alcun dubbio che Ami, Gucci e Versace siano un esempio d’inclusività e rappresentino l’emblema della libertà d’espressione, nonché della valorizzazione delle differenze individuali.

Negli ultimi anni, il numero di marchi e stilisti che hanno lanciato e condiviso un messaggio d'inclusione è, infatti, cresciuto in maniera esponenziale.

Una moda che parla d’inclusività

Da Ami a Gucci e Versace, passando per Levi’s, quando si parla di moda e inclusività, i nomi che vengono in mente sono i più disparati. Negli ultimi anni, il numero di marchi e stilisti che hanno lanciato e condiviso un messaggio d'inclusione è, infatti, cresciuto in maniera esponenziale. La maison fiorentina Gucci è tra i brand che hanno maggiormente supportato la comunità LGBTQ+, sia in passerella che al di fuori di essa. Dalla collezione di scarpe ‘QUEERCORE’ alla collaborazione con l’attrice e modella transgender Hari Nef, il Creative Director di Gucci, Alessandro Michele, si è fatto portavoce di una moda ‘gender fluid’ e, stagione dopo stagione, ha ridefinito il concetto di ‘bellezza’. Per quanto riguarda le iniziative promosse da Gucci a favore della cosiddetta ‘diversity’, il marchio di lusso, che nel luglio del 2019 ha nominato Renée E. Tirado come sua Global Head of Diversity, Equity & Inclusion, ha sottoscritto la ‘United Nations Global LGBTI Standards of Conduct for Business initiative’ e lanciato i programmi ‘Gucci Design Fellowship’ e ‘Gucci Changemakers’, dimostrando il proprio impegno e responsabilità sociale. Infine, Gucci ha di recente creato il profilo Instagram ‘Gucci Equilibrium’ e rinnovato il sito equilibrium.gucci.com, affidandone l’identità grafica all’artista e attivista MP5. A tale proposito, Marco Bizzarri, il presidente e CEO dello storico marchio di abbigliamento, ha dichiarato: ‘Gucci Equilibrium raccoglie i principi di cui siamo sostenitori e le azioni di cambiamento che perseguiamo per trattare meglio il nostro mondo e tutte le persone che lo abitano, per il nostro futuro collettivo’. Per quanto riguarda il panorama internazionale, in occasione dell’edizione 2020 del Pride, Ami ha realizzato la capsule collection ‘The Rainbow’ in collaborazione con GLAAD, organizzazione no-profit di attivismo LGBTQ+, e ha destinato l’intero ricavato delle vendite di questi capi e accessori alla lotta per un mondo più inclusivo e tollerante. Tornando in ambito italiano, anche la maison Versace ha lanciato una collezione in edizione limitata per dare il proprio contribuito a questa importante causa. In questo caso, però, le associazioni che beneficeranno delle vendite sono due: Pride Live in America e Arcigay a livello europeo. A un anno dalla sua nomina come ambasciatrice di Stonewall, Donatella Versace, Creative Director del brand che porta il suo cognome, ha dunque riconfermato il proprio impegno e la propria solidarietà nei confronti della comunità LGBTQ+. Non vi è alcun dubbio che Ami, Gucci e Versace siano un esempio d’inclusività e rappresentino l’emblema della libertà d’espressione, nonché della valorizzazione delle differenze individuali.

Negli ultimi anni, il numero di marchi e stilisti che hanno lanciato e condiviso un messaggio d'inclusione è, infatti, cresciuto in maniera esponenziale.