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Con 50 mila follower su Instagram, l’artista di origine spagnola Diego Cabezas sta conquistando il popolo del web, grazie al suo approccio minimalista all'arte della scultura. Conosciamo insieme Diego e scopriamo cosa significa essere uno scultore nel XXI secolo!

Innanzitutto, qual è il tuo primo ricordo legato al mondo dell’arte?

Il fare dei pupazzi con il cartone delle uova. Ero solo un bambino, e mi faceva star bene. Nessuno mi ha detto di farlo o me l’ha insegnato, ne sentivo la necessità e, chiaramente, ricordo ancora oggi la gioia che provavo nel fare questi pupazzi. Nella mia famiglia non c’era un background artistico, quindi si è trattato di un qualcosa di spontaneo.

Diego Cabezas

Con 50 mila follower su Instagram, l’artista di origine spagnola Diego Cabezas sta conquistando il popolo del web, grazie al suo approccio minimalista all'arte della scultura. Conosciamo insieme Diego e scopriamo cosa significa essere uno scultore nel XXI secolo!

Innanzitutto, qual è il tuo primo ricordo legato al mondo dell’arte?

Il fare dei pupazzi con il cartone delle uova. Ero solo un bambino, e mi faceva star bene. Nessuno mi ha detto di farlo o me l’ha insegnato, ne sentivo la necessità e, chiaramente, ricordo ancora oggi la gioia che provavo nel fare questi pupazzi. Nella mia famiglia non c’era un background artistico, quindi si è trattato di un qualcosa di spontaneo.

Diego Cabezas

Se si toglie l’arte dalla propria vita, si perde un’importante fonte di gioia, ispirazione e ‘significato’.

Crescendo, hai avuto un mentore, qualcuno che ti ha guidato e insegnato le dinamiche dell’industria dell’arte?

Sì, ho avuto la fortuna di essere amico del pittore Xaime Cabanas, che aveva 30 anni più di me. Quando avevo più o meno 20 anni, ho cercato di fare l’artista in una città conservatrice come A Coruña. Fatta eccezione per Xaime, nessuno mi prendeva sul serio. Anche se era un pittore di successo, mi trattava come un suo pari, il che significava molto per me. Ero solito fargli visita e trascorrere delle meravigliose serate in sua compagnia, parlando di arte e della vita. A proposito, mentre disegnava e raccontava storie divertenti, Xaime fumava continuamente. Mi ha dato molti consigli utili, ed è stato importante per me vedere un vero artista all’opera. Se n’è andato nel 2013, e mi manca ancora molto. Alle volte, sogno di scolpire insieme a Xaime e parlare con lui di forme, colori e vita, il tipo di conversazioni che faccio fatica ad avere con altre persone.

Ciò detto, cosa c’è dietro alla tua decisione di dedicarti esclusivamente alla scultura, invece che a forme d’arte più contemporanee?

È stata più una scelta naturale che una decisione. Ho sempre avuto il bisogno di creare, usando le mani.

Hai studiato arte, nella città spagnola di A Coruña, all’Escuela de Arte y Superior de Diseño Pablo Picasso. Dato che vedo qualche similitudine tra il lavoro di Picasso e le tue sculture di metallo, vorrei sapere di più a proposito della sua influenza sul tuo approccio alla creazione artistica.

Alcuni dei miei pezzi possono assomigliare alle sue opere, ma altri…per niente! Non ho freni o limiti quando si tratta d’immaginare e, se il risultato del mio lavoro ricorda questo o quell’artista, non c’è niente che io possa fare. Detto ciò, Picasso ha avuto una grande influenza su migliaia di artisti, è quasi impossibile non essere stati ispirati da lui.

Diego, qual è la scultura a cui sei più legato? Cosa la rende speciale?

Non sono legato a una scultura in particolare, dato che la mia mente è sempre focalizzata sul fare cose nuove, sul trasformare in realtà delle idee che esistono solo sulla carta o nella mia immaginazione. L’arte è ciò che dà significato alla mia vita, è un gioco senza fine!

In questi giorni, come trovi l’ispirazione? C’è un qualche profilo Instagram che segui per fare sì che l’ispirazione continui a fluire?

Sono sempre ispirato. Anche se non voglio, la mia mente lavora in continuazione a nuove idee: è un qualcosa che avviene in maniera naturale. Trovo che il modo migliore per trovare l’ispirazione sia, per me, fare una passeggiata con il mio cane, e guardare il cielo e la natura circostante.

Facciamo un passo indietro. Qual è il progetto che ti ha messo alla prova?

Non ripeto mai lo stesso pezzo, quindi ogni scultura è una nuova sfida. È questo il bello, perché mi spinge a fare sempre di meglio o, se non altro, a provarci. In ogni caso, c’è sempre qualche imprevisto che rende il processo divertente.

Con un seguito di oltre 50 mila follower su Instagram, sei uno degli scultori più apprezzati dei nostri giorni. Qual è il tuo rapporto con i social network? Pensi che avresti raggiunto i tuoi obiettivi senza di essi?

Internet ha dato a tutti noi l’opportunità di condividere il proprio lavoro con il mondo intero. Non ce la potrei fare senza i social network, dato che sono uno strumento importante nel mondo di oggi. Quello che mi piace di più dei social è il fatto che permettono d’interagire con persone da tutto il mondo. Ciò detto, su internet si avverte una sorta di pressione, che spinge a fare sempre di più e a mantenere un livello molto alto!

Ora, parliamo del tuo stile personale. Come può essere descritto il tuo look tipico? È tanto minimalista quanto le tue sculture di ferro?

Non so se ho uno stile particolare, dato che non ci ho mai pensato. Una T-shirt basica o con stampa floreale, un paio di jeans e scarpe sono ciò che indosso solitamente. Non è niente di speciale, ma è comodo.

Proseguendo con questo argomento, la moda è un ambito con il quale ti piacerebbe collaborare in futuro?

Sì, certamente. In passato ho collaborato con alcuni marchi, e queste collaborazioni si sono rivelate essere delle esperienze davvero stimolanti. Penso sempre al disegnare dei vestiti, ma in questo momento sono troppo impegnato con la scultura. In ogni caso, spero che un giorno o l’altro sarò in grado di farlo…

Dato che vivi a Barcellona, la città di Gaudì, vorrei sapere dove ci porteresti se ci dovessi far vedere la città.

Di sicuro, alla Fundación Miró. È il mio museo preferito, e l’area circostante è perfetta se si vuole fare una passeggiata. Anche il quartiere di ‘El borne’ è fantastico, con le sue vecchie strade, buoni bar e ristoranti, e il museo Picasso. Mi piace davvero camminare e questa città è perfetta da quel punto di vista.

Diego, quale consiglio daresti al ragazzo che eri a 15 anni?

Sei sulla strada giusta, tieni duro e continua a lavorare! Sarà difficile…

A proposito, ho letto che, secondo te, siamo tutti artisti e l’arte, tra le altre cose, è ciò che ci rende umani. Quindi, hai un consiglio per tutti coloro i quali vorrebbero risvegliare il proprio lato artistico?

Se si toglie l’arte dalla propria vita, si perde un’importante fonte di gioia, ispirazione e ‘significato’.

Infine, qual è la domanda che non ti è mai stata fatta e alla quale avresti sempre voluto rispondere?

A dire il vero, la seconda domanda che mi hai fatto. Grazie, stavo aspettando che qualcuno me lo chiedesse!